jueves, 12 de agosto de 2010

IL CENSIMENTO DEL PARKER. QUANTI RELITTI ANCORA DA SCOPRIRE NEL MEDITERRANEO? (parte prima)

A cura di Ivan Lucherini
il volume di Parker
Risale al 1992 l’opera – non ancora sostituita da una riedizione riveduta e aggiornata – di A.J. Parker, Ancient Shipwrecks of the Mediterranean and the Roman Provinces[1]: pubblicazione riportante il catalogo dei ritrovamenti subacquei nel bacino del Mediterraneo, nel mar Nero e in generale nelle provincie romane. Sono trascorsi ormai 18 anni, e da allora abbiamo potuto inserire nell’elenco degli antichi relitti o giacimenti archeologici presenti nel mar Mediterraneo e mar Nero, fra le altre e a puro titolo esemplificativo: le navi di Olbia[2], quelle di Pisa[3], tutte le risultanze delle ricerche effettuate sotto l’egida del Ministero per i Beni Culturali con il progetto Archeomar[4] (con oltre 287 siti censiti nelle 4 regioni di Puglia, Basilicata, Calabria e Campania, di cui oltre 100 inediti), le 5 navi onerarie di Ventotene (balzate ai clamori del grande pubblico nell’estate del 2009), e ancora ammassi d’anfore, statue in bronzo, elementi architettonici in marmo e quant’altro si possa scoprire, come è ovvio che sia, nel progredire della ricerca archeologica subacquea. Al momento non si ha notizia della pubblicazione di un eventuale aggiornamento di quella edizione e, giocoforza, si devono basare sui dati in essa contenuti i concetti enunciati ed elaborati nel presente lavoro. Sarebbe comunque auspicabile che qualche studioso ponesse mano a quello che per molti versi sarebbe un lavoro preziosissimo di aggiornamento e riordino delle segnalazioni archeologiche sommerse in questi mari, che hanno visto la genesi di buona parte della storia antica. A onor del vero, sul bel manuale a firma di Roberto Petriaggi e Barbara Davidde[5] possiamo trovare, nel secondo capitolo, sotto il titolo “Gli sviluppi recenti dall’archeologia subacquea nei paesi Mediterranei dal 1980 ad oggi”, una raccolta di informazioni divise Stato per Stato, fra quelli che si affacciano sul nostro mare. Ciò nonostante, l’auspicio che qualche studioso di archeologia subacquea elabori una nuova e aggiornata raccolta di dati rimane comunque attuale.
le anfore fanno ormai parte integrante del fondale
Fra i molteplici dati che si possono desumere dalla consultazione del lavoro del Parker, vi è una tabella che suddivide per gruppi, in base alla profondità di giacitura, gli oltre 1.189[6] relitti antichi in esso censiti[7]. La suddivisione considera i relitti giacenti in luoghi semi-asciutti, ovvero non attualmente immersi, ma con caratteristiche che possano far ipotizzare un passato di immersione; i relitti giacenti su fondali da 0 a 15 metri; i relitti ritrovati nella fascia batimetrica compresa fra i 15 e i 30 metri; i relitti affondati in aree dove la profondità va dai 30 ai 60 metri; infine quelli individuati oltre tale soglia. Come si potrà immediatamente notare, i relitti ritrovati sulle spiagge (anche per evidenti ragioni di riutilizzo dei materiali, depredazione o rimozione ai fini della sicurezza) sono in un numero fortemente limitato rispetto alla panoramica complessiva, con una percentuale pari al 4,037% del totale censito. Analogamente, i relitti affondati oltre i 60 metri di profondità e conosciuti dal Parker assommano a sole 47 unità, con una percentuale sul totale analoga al caso precedente: 3,952%. La tabella riportata qui di seguito evidenzia meglio di qualunque descrizione tali dati[8]:
TABELLA 1
A.J.Parker 1992 Tabella 1 Depth and Condition
Profondità
totali
A secco o nel limo
48
Poco profondo (0 – 15 metri)
336
Mezza profondità (15 – 30 metri)
166
Profondo (30 – 60 metri)
236
Molto profondo (oltre 60 metri)
47
Profondità sconosciuta
356
Totale relitti censiti
1.189

sommozzatori dei carabinieri risalgono con un reperto
Il dato di fatto che, come i relitti asciutti, quelli posti a grande profondità siano relativamente scarsi nel lavoro del Parker, si giustifica tranquillamente considerando che le quote operative dei subacquei ricreativi (spesso autori delle scoperte e delle relative denunce) e quelle dei corpi specializzati subacquei delle forze dell’ordine, rientrano nella massima profondità batimetrica di -50 metri. Oltre questa soglia, fino a poco tempo fa, ci si poteva immergere, ma solo con l’ausilio di sofisticate attrezzature e con un sistema di sicurezza complesso (ad es., attraverso l’utilizzo di campane batimetriche, camere iperbariche, navi appoggio dotate di gru di sollevamento per la campana, compressori e generatori di corrente ed altre sofisticate apparecchiature), il che lasciava di fatto tale prerogativa ai soli operatori professionali definiti di alto fondale e per scopi diversi e molto più redditizi dell’archeologia subacquea, come le trivellazioni e lo sfruttamento estrattivo dei fondi marini. Considerando appunto la quota di profondità di 50 metri come un confine fra la subacquea sia ricreativa[9] sia professionale in basso fondale e la subacquea professionale di alto fondale, ho provveduto a estrapolare dal totale delle schede presenti nel lavoro del Parker tutti quei ritrovamenti o relitti giacenti ad una profondità superiore ai 50 metri. Ne è derivata la tabella qui sotto riportata:

TABELLA 2
Dati derivanti dall’analisi delle profondità delle 1.189 schede di segnalazione per i relitti Mediterranei – A. J. Parker 1992
Profondità
totali
Oltre 50 metri e fino a 60 metri
40
Oltre 60 metri e fino a 70 metri
11
Oltre 70 metri e fino a 80 metri
11
Oltre 80 metri e fino a 90 metri
4
Oltre 90 metri e fino a 100 metri
7
Oltre 100 metri e fino a 120 metri
0
Oltre 120 metri e fino a 150 metri
0
Oltre 150 metri
7
Totale
80

un campo d'anfore integro, certamente su alto fondale (foto Gianni Roghi - relitto di Albenga)
Come si può osservare, il numero delle evidenze archeologiche diminuisce sensibilmente oltre i 60 metri fino a scomparire nella fascia di profondità ricompresa fra i 100 e i 150 metri, per poi riprendere una qualche consistenza (7 su un totale di 1189, pari dunque allo 0,59%) con le segnalazioni derivanti da ritrovamenti fortuiti contestuali a lavori di monitoraggio in alto fondale, non connessi quindi con la ricerca archeologica subacquea[10]. Da queste osservazioni si può ricavare quindi il principio generale che, laddove la presenza diretta dell’uomo in immersione, o attraverso l’uso di telecamere subacquee o sofisticati sistemi di rilevazione del fondo[11], si è fatta decisamente rara o inesistente, altrettanto rare e sporadiche sono le segnalazioni contenute nel Parker, a dimostrare una evidente lacuna di tale ricerca, generata – come si può facilmente intuire – dalla mancanza di informazioni relative ai giacimenti in alto fondale[12].
Proseguo l’analisi del corposo lavoro del Parker commentando la tabella 3 con la suddivisione dei relitti censiti e raggruppati per singolo Stato affacciato sul mare Mediterraneo e sul mar Nero, che qui riporto per comodità di lettura in un mio estratto tradotto in italiano ed allegerito dei dati non riferiti ai suddetti due mari:

TABELLA 3
Numero di relitti per ogni Stato – A. J. Parker 1992
Italia
 428
Francia
282
Spagna
134
Croazia
92
Grecia
84
Turchia
63
Israele
31
Cipro
15
Malta
12
Libano
9
Bulgaria
8
Marocco (con il Belgio )
7
Libia, Siria e Tunisia (con la Svizzera )
6
Algeria e Monaco
4
Romania
3
Egitto
2
Montenegro (con Georgia, Ungheria, Sudan e Ucraina)
1


Se consideriamo questi dati e li rapportiamo alle estensioni costiere dei singoli Stati che si affacciano sul mare Mediterraneo e sul mar Nero, possiamo sicuramente affermare che per alcuni di essi, grazie alla comparazione dei coefficienti generati da questa elaborazione, si evidenzia uno sforzo della ricerca maggiore rispetto ad altri Stati dove, probabilmente, tutto è stato lasciato alla casualità e alle circostanze.


[1]    A.J. Parker, Ancient Shipwrecks of the Mediterranean and the Roman Provinces, Oxford (BAR International, Series 580), 1992. E’ intrinseco e scontato che un elenco di ritrovamenti archeologici subacquei, soprattutto esteso su un tratto di mare così vasto come il Mediterraneo e il mar Nero, oltre a tutte le notizie riferite alle province romane, subisca l’invecchiamento dei dati generali nell’evoluzione della ricerca successiva alla sua pubblicazione, dove si vanno ad aggiungere nuove evidenze archeologiche, nuovi ritrovamenti, nuove segnalazioni, nuove e più approfondite notizie del patrimonio archeologico subacqueo già censito.
[2]    Si vedano i numerosi lavori di Ruben D’Oriano sull’argomento.
[3]    A. Camilli, A. De Laurenzi, E. Setari (a cura di), Pisa: un viaggio nel mare dell’antichità, Milano, MIBAC Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e Mondadori Electa s.p.a., 2006.
[4]    www.archeomar.it.
[5]    R. Petriaggi, B. Davidde – archeologia sott’acqua – 2007 Pisa, Siena – Fabrizio Serra editore.
[6]    In realtà le schede informative del Parker assommano al totale di 1.259 ma in questo lavoro, stiamo considerando solo le schede riferibili ai 1.189 siti nel Mediterraneo.
[7]    Va ricordato che l’arco cronologico preso in esame raggruppa interi relitti e evidenze archeologiche  ricomprese fra il 2.200 a.C. e il 1.500 d.C. quindi tutto l’evo protostorico, storico, tardo antico e medievale. Sono evidentemente esclusi i relitti appartenenti alle diverse epoche successive alla scoperta dell’Americhe da parte di Cristoforo Colombo.
[8]    A. J. Parker 1992 Tratta e tradotta dalla table 1 Depth and Condition pag. 5.
[9]    In realtà per la subacquea ricreativa le varie agenzie didattiche e gli stati o regioni che hanno normato al riguardo, hanno convenzionalmente stabilito in 40 metri, il limite massimo di profondità operativa. Si vedano, una per tutte, la Legge Regionale n° 9 /1999 recepita nella successiva Legge Regionale 20/2006 della Regione Autonoma della Sardegna.
[10]  In effetti le 7 schede raggruppano relitti o evidenze archeologiche poste a profondità comprese  fra i 240 metri e i 2.385 metri, tali da desumere sostanzialmente che le informazioni derivano da monitoraggi del fondale eseguiti in contesti diversi e giustificati da esigenze diverse dall’archeologia subacquea.
[11]  Si veda al riguardo il successivo capitolo 10.
[12]  Definendo con questo termine le profondità con batimetria oltre i 50 metri.

fuente:  http://www.sottacqua.info/2010/06/il-censimento-del-parker-quanti-relitti-ancora-da-scoprire-nel-mediterraneo-parte-prima/

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